A Palazzo Reale di Milano è aperta da dicembre una antologica dedicata alla Transavanguardia,importante movimento artistico italiano dal respiro internazionale nato alla fine degli anni ’70 e i cui interpreti sono protagonisti, da più di 30 anni, sulla scena mondiale
La mostra milanese raccoglie le opere dei 5 artisti del movimento mentre altre personali, dedicate al singolo pittore, sono in programma sul territorio nazionale.
Il percorso espositivo si apre con le opere di Nicola De Maria, l’unico astrattista del gruppo.
Grandi superficie, colori forti sono le note predominati di tutte le opere mentre alcune, come “Ma Fleur”
del ’79 si distinguono per la purezza di forme e colori , o da una moltitudine di tratti quasi filiformi che legano forme e figure, come nei “Angeli con fiori” d qualche anno più tardo.
Il linguaggio astratto prevale anche nei quadri con penchant quasi realistico come il “Molti anni per finire un disegno stellato a Torino” con una skyline ben definita.
Segue nella mostra, Francesco Clemente con la sua tecnica mista “Io e lei a tavola”
e la serie “The Fourteen Stations “ , un gruppo di 12 grandi oli esposte per la prima volta a Londra alla Whitechapel Art Gallery nel 1983. Di forte impatto drammatico, forme plastiche, fluide e fuori misura colme di carica spirituale con marcato accenno a alla sensualità e alla fisicità.
Emblematico la stazione No III: un grido che esce da una bocca spalancata con denti a teschio.
Quello che colpisce nell’artista successivo, Sandro Chia, è la maestria tecnico, l’uso di forme e composizioni classici con colori corposi, forti e caldi di un uso materico come nel “The hand game” del 1982.

Affascinante il “Garibaldi” del 1980, che attraversa il mare in un tripudio di azzurri, verdi e mattone con la figura del condottiero presa in prestito da forme classiche mentre nel “Ponte di rane senza ponte” i paesaggio risuono di echi di Cezanne.
Mimmo Paladino, non solo pittore ma anche scultore e autore di installazioni è presente in mostra con alcuni grandi quadri ,dalle figure stilizzate e disegno come impresso nel colore come nel “Terremoto” che raccoglie come in un catalogo le presenze di una realtà sconvolta, o il tavolo “ Senza titolo” del 1983 con una figura modulata e sormontata dalla falce della morte.

Quello che colpisce nelle opere di Enzo Cucchi è l’uso prevalente dei colori della terra e della sabbia, la semplicità apparente della forma , l’essenzialità del tratto.
Significativa , somigliando quasi a un antico disegno egizio è “A terra d’uomo” del 1980.

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