La seconda metà del ventesimo secolo è stato un periodo molto laborioso per l’arte americana.
Nuovi contenuti, nuove forme, nuove tecniche:tutto è ricerca di nuove forme espressive.
Fra i migliori ei e più attenti osservatori di queste tendenze sono stati i Guggenheim: in primis Solomon, e la sua nipote Peggy, che hanno ispirato e create le collezioni cuore dei musei omonimi.
Da pochi giorni è aperta al Palazzo delle Esposizioni a Roma, la mostra sulle avanguardie artistiche americane, negli anni che vanno dal 1945 al 1980. La maggior parte delle opere proviene dalle collezioni permanenti del Museo Solomon R. Guggenheim di New York e alcune opere significative della Collezione Peggy Guggenheim.
Il percorso espositivo , cronologico, parte dalla fine dell’ultima guerra mondiale con l’affermazione di varie forme di astrattismo: dalle fluide forme di Yves Tanguy, al mobil in legno dipinto e metallo di Calder alla “Moon woman” di Jackson Pollock del 1942, straordinaria figura scura si stacca dal fondo di tappezzeria multicolore. O ancora nelle fantastiche composizioni di Rotko .

La seconda sala ospita la Scuola di New York, opere di un gruppo di artisti attivi a New York, di un astrattismo più spinto. L’intenso dipinto in rosso di Rotko “Utitled” del 1947,
i due quadri di Pollock, qui “Green silver”

e poi il “Number 18”

dove le forme sono semplificate fino a diventare linea usano tecniche e materiali nuovi.
L’astrattismo si evolve ancora negli anni ’60 con la corrente “Hard Edge” che ha le sue origini in California.
Si predilige un contenuto impersonale e formalmente un passaggio molto deciso fra le aree di colore che sono definite con chiarezza geometrica. Qui l’opera di Frank Stella, Harran II, del 1967.

L’astrattismo si evolve ancora negli anni ’60 con la corrente “Hard Edge” che ha le sue origini in California.
Si predilige un contenuto impersonale e formalmente un passaggio molto deciso fra le aree di colore che sono definite con chiarezza geometrica. Qui l’opera di Frank Stella, Harran II, del 1967.
Negli anni ’60 prende forma anche la Pop Art che vede impegnati gli artisti in nuove tecniche, che mettono in rilievo i modelli della cultura di massa rappresentati e inglobati nelle opere.
Ci sono, in questa sezione, alcune delle opere più significative della mostra come questa di Robert Rauschenberg del 1963

un tipo di “combine” dove alla pittura soni fatte delle aggiunte di oggetti e questo “Grrrr” di Roy Lichtenstein,con modelli presi da cartoons

Ancora, Andy Wharol con “Orange Disaster #5” del 1963, una ripetizione infinta , in acrilico e serigrafia a smalto,della stessa scena di interno in arancione

e l’enorme quadro di ispirazione fumettistica di James Rosenquist “Il nuotatore di Econo-mist”

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