Lazzi sberleffi dipinti” imponente mostra milanese, a Palazzo Reale, dell’opera visiva del premio Nobel per la letteratura, Dario Fo . Già il titolo dice molto : le prime sale del percorso espositivo, con importanti tele “parlanti” realizzate appositamente in occasione della mostra, sono dedicate alla feroce ma frizzante rappresentazione visiva della crisi e delle crisi del paese, alla critica sociale in forme e formati classicheggianti e di forte impatto. Sono testimonianze di momenti drammatici come “ Lo sbarco di Lampedusa”

o “Il terremoto dell’Aquila”

o di situazioni critiche come la vita carceraria in” Natale al carcere di San Vittore”

Ma nelle 400 opere esposte c’è molto di più: c’è la storia di Fo, intrecciata con quella della compagna di una vita, Franca Rame, c’è il suo vissuto per immagini, come nell’emblematico “Il quarto stato con Dario e Franca”
a simboleggiare sia l’impegno politico sia il legame con la città di Milano che ospita il quadro di Pellizza da Volpedo nel Museo del Novecento.
Ci sono dipinti, disegni, bozzetti, oggetti di scena, maschere, marionette e burattini.
Coinvolgente la narrazione per immagini degli incontri con periodi storico artistici come i disegni rupestri delle grotte preistoriche dei Trois Freres,
o le danze dei vasi greci fino ai mosaici multicolori delle chiese di Ravenna e le sculture del Duomo di Modena.
Il percorso cronologico porta dal periodo formativo all’Accademia delle belle Arti di Brera, qui un splendido autoritratto del 1945

o il suggestivo ritratto “ La dattilografa” del 1948

al periodo creativo del Collettivo Teatrale della Palazzina Liberty presente in mostra con le opere di Sebastian Matta per questo spazio passando poi alla regia delle opere del Rossini da” il Barbiere di Siviglia”(1987)qui rappresentato
a “L’italiana in Algeri”(1994) , “La Gazzetta”(2001) e “Il viaggio a Reims”(2002).
La mostra è la migliore dimostrazione che non ci sono confini fra le varie espressioni e forme d’arte. La parola diventa immagine. L’immagine si racconta.
Ogni quadro ha dietro di se una storia. Le Storie restano impresse come immagini.

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