Straordinaria mostra quella che Milano e Palazzo Reale dedicano a Picasso e alle sue opere, custodite nel museo parigino a lui dedicato e che, durante il refresh dei propri spazi, manda in tournèe un importante nucleo di lavori.
Idealmente l’esposizione, che resterà aperta fino al 6 gennaio 2013, si collega alla mostra milanese del 1953 incentrata sulla “Guernica”, che questa volta è presente solo in un enorme video e molte fotografie con le fasi salienti della lavorazione.
Memento della mostra del ’53 un’altra opera il “ Massacro in Corea” del 1951, ispirata alla “Fucilazione alla montagna del Principe Pio” di Goya, sconvolgente scena di fucilazione di donne e bambini.

Picasso, grande conoscitore dell’arte, dei movimenti delle idee, artistiche e no, dei suoi tempi e nello stesso tempo innovatore, pronto a tradurre in arte gli influssi , gli stimoli che riceveva sia dal mondo culturale che dal mono tout court, è raccontato in questa retrospettiva ,con criterio cronologico, attraverso dipinti e sculture, filmati e fotografie, disegni e stampe.
Nelle più antiche opere esposte, dei primi anni del novecento , si avverte l’influenza impressionista e poi dell’espressionismo.
E’ il famoso “Periodo Blu” e “Célestine” ne è uno straordinario esempio.

Negli anni successivi, la pittura di Picasso si evolve . I colori si fanno più vivaci e le figure sono contornate di nero. Presente in mostra questo studio per le Demoiselle d’Avignon.

Da questo “proto cubismo” si arriva ad una maggiore scomposizione della figura in motivi geometrici, in volumi puri. Siamo al cubismo con alcune opere significative come l’”Homme à la guitare” e “Homme à la mandoline”

Strumenti musicali  anche nei primi collage che nascono in questo periodo, nei materiali più vari come questo “Guitare et bouteille de Bas” con pezzi di legno del 1914.

Per una decina di anni, a cavallo degli anni ’20, si nota un ritorno al realismo, una rappresentazione quasi “fotografica” delle figure. Ne è testimonianza ritratto di Olga, nella stessa posa di una foto esposta qualche sala addietro.

Con forme più squadrate ma di una grazia unica “Le bagnanti” del 1918.

Picasso non si ferma nella ricerca di nuove espressioni artistiche.

Nel decennio successivo, con l’avvicinamento al surrealismo,le forme si modificano. Il tratto squadrato del cubismo lascia il posto alle linee arrotondate come nella “La Lecture”.

Nelle tele degli anni 1935-1951, si l’eco della violenza degli eventi espressa attraverso colori forti  e lo stravolgimento delle forme. Visi presentati sia di fronte che di profilo, forme  umane stravolte.

Il ritratto di Dora Maar è emblematico.

La ricerca prosegue ancora con Picasso trasforma gli “objects trouves” in “objects d’art” o che reinterpreta quadri famosi come “Le dejeuner sur l’erbe” di Manet.

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