In occasione del centenario dalla nascita, Roma, dedica una mostra antologica a Guttuso : siciliano di nascita ma vissuto più di cinquant’anni.
L’esposizione al Complesso del Vittoriano comprende un centinaio di opere,rappresentative di tutto l’arco creativo dell’artista.
La cosa straordinaria nella pittura di Guttuso è l sua forza evocativa. E’ una forma di narrazione della propria e dell’altrui vita. Non c’è distacco, non c’è distanza nei ritratti o nelle scene di vita.
Nei ritratti sono presenti membri della famiglia,come quello del padre , del 1930, che risente di un forte influsso dechirichiano,

o amici come Moravia.

C’è il piacere di ritrarre Mimise, la compagna di una vita

o di fare il proprio autoritratto.

Ma i quadri sono un modo di esprimere i propri pensieri. Così è anche per la Crocefissione,

l’opera più famoso della mostra ma anche quello più osteggiato. Colori forti, forme inusuali, sono usati da Guttuso per rendere meglio il senso del dramma.
Il bisogno di raccontare fatti e immagini si riflette in molte opere. Alcune di questi racconti per immagini, di grandi dimensioni , sono raccolti in un ‘unica straordinaria sala. Si tratta di storie dipinte in momenti diversi ma che hanno la stessa forza.

Dalla Spiaggia del 1955,che echeggia di “La Grande Jatte” di Seurat, complessa rappresentazione di corpi  e sabbia,con nel mezzo la figura di Picasso in pantaloncini.

al Funerale di Togliatti,del 1972,

straordinaria raccolta di ritratti dei personaggi da Berlinguer a Lenin circondati da bandiere rosse, colore così spesso presente nelle opere del l’artista.

Insieme, anche quello che, per me, è il più bel dipinto di Guttuso: La Vucciria, 1974, il mercato di Palermo, che racchiude i colori, la richezza, le diversità, la vivacità, la joie de vivre della Sicilia natale.

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