Al Chiostro del Bramante a Roma,fino a giugno, la più straordinaria e longeva dinastia di pittori della storia dell’arte, i Brueghel. Per oltre 150 anni hanno guidato la guilda degli artisti dei Paesi Bassi dal XVI al XVII secolo e hanno sviluppato uno stile molto particolare legato alla rappresentazione del mondo semplice, contadino , agreste, della natura che diventa attrice e non più solo cornice , dell’esaltazione dei particolari e dei dettagli.
Personaggi conosciuti come Pieter Brueghel il Vecchio e i suoi figli Pieter il Giovane e Jan il Vecchio e altri meno noti, come Jan van Kessel il Vecchio, figlio di Paschasia, nipote di Jan il Vecchio specializzatosi dettagliatissimi studi di farfalle, insetti e conchiglie 59_BRUEGHEL I, Ambrosius Brueghel pittore di nature morte

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o Abraham, ultimo esponente della famiglia, la cui arte, dallo stile “italiano” si discosta dallo stile di famiglia.
La mostra si apre con alcune opere significative del primo cinquecento fiammingo,che illustrano le forme espressive del periodo, per prima l’allegoria.
L’artista più influente del periodo fu, senza dubbio, i Hieronymus Bosch, in mostra con il bellissimo “I sette peccati capitali”,

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opera allegorica, con il mondo, in forma sferica, che è in bilico fra redenzione, rappresentato dal Cristo crocefisso in alto, e la perdizione con i sette peccati (lussuria, ira, superbia, invidia, accidia, gola, avarizia).
Ancora allegoria in questo “Ciarlatano”

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di scuola Hieronymus Bosch o ancora questa “Torre di Babele” di Marten van Valkenborch e Hendrick van Cleve.

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Pieter Breughel il Vecchio , il capostipite , è inserito perfettamente nel suo tempo. Nelle sue tele c’è una rappresentazione disincantata dell’umanità che a volte può soccombere al vizio ma che può anche trovare la salvezza come nella “Resurrezione” del 1563.

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Nelle sue opere il paesaggio si intreccia la vicenda umana , spesso dell’umanità semplice, contadina con la perfezione del paesaggio. Questa tendenza è perseguita dal figlio, Pieter il Giovane, che riprende spesso i soggetti paterni: scene all’aperto:danze o matrimoni come questa “Danza nuziale all’aperto”del 1610

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con quella strana e tipica prospettiva , o paesaggi invernali come la “Trappola per uccelli” del 1605.

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Il fratello, Jan il Vecchio, sopranominato “dei velluti” per la perfezione della sua pittura, primo importante pittore di nature morte di superlativa bellezza, prende una strada più autonoma rispetto al padre. Natura incantata sia nei paesaggi , qui  “Paesaggio fluviale con bagnanti “

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ma  anche ne suoi quadri di soggetto religioso come in questo olio su rame del 1595 ca. “La Tentazione di sant’Antonio nel bosco”.

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Stile e tecnica che proseguono con il figlio di Jan, Jan il Giovane, presente in mostra con alcune grandi nature morte con fiori e alcune allegorie . Qui l”Allegoria dell’udito”.

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