Ieri, in occasione della mostra dedicata ad Antonio Ligabue, ho visitato per la prima volta il Lucca, il centro di arte contemporanea a Lucca, situato nel cinquecentesco Palazzo Boccella alla Fratta, antica dimora della famiglia omonima.
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L’edificio dalla struttura elegante e nitida conserva nel seminterrato, dedicato anch’esso a mostre d’arte, alcuni resti della preesistente mura medievali cittadine e due pilastri decorati ad affresco con figure mitologiche in costumi seicenteschi.
Attualmente lo spazio ospita un’interessante opera di Roberto Fanari, in foglia di bronzo dorata della serie “Nella mia foresta” accompagna da alcune intriganti fotografie tridimensionali della stessa.
E veniamo alla mostra di Ligabue. Confesso che il personaggio, con la sua fragilità e le sue nevrosi, mi ha da sempre moto incuriosito e l’esposizione aiuta a capire meglio.
Un percorso cronologico che inizia con alcune opere dei primordi come un raro, forse unico nudo di donna del ’29 , esposto accanto alla raccolta di sculture in bronzo, straordinarie e poco conosciute, che abbracciano tutto l’arco creativo sin dagli anni trenta. In prevalenza animali, spesso feroci che lottano, ma anche un Dionisio e un uomo a cavallo. Colpisce la forza dei corpi in lotta o in movimento.
Corpi in movimento anche nel secondo periodo creativo, dal 1939 al 1952. Cavalli come questi “Cavalli imbizzarriti” del 1948-50
cavalli imbizzarriti

o predatori come lo straordinario “Leopardo” o la “Volpe ladra”.
Su tutto regna il colore: forte, pastoso, materico.
Nell’ultima decade di attività le figure si fanno più stilizzate e sempre più dilatate fino ad occupare tutto lo spazio come in questa “Testa di tigre” .
testa di tigre

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