Occupa solo una sala di Ca’ Pesaro la mostra dedicata a Cagnaccio di San Pietro e curata da Dario Biagi con la collaborazione di Elisabetta Barisoni ma nonostante le dimensioni è densa di emozioni e riesce a rendere in modo eccelso la figura e l’opera dell’artista.

Aperta fino al 27 settembre l’esposizione illustra con opere fondamentali i momenti salienti dell’attività di Cagnaccio, fin dal ritorno al classicismo dopo il breve momento futurista con la Tempesta del 1920

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Cagnaccio di San Pietro
La tempesta, 1920
Olio su tela, cm 125,8 x 84,5
Collezione privata

arrivando alle belle nature morte della fine degli anni ’30 primi anni ’40. Emblematico questo straordinariamente moderno Gioco di colori, un vassoio con medicine, una normalità trasformata, dipinta al tempo della sua lunga degenza all’Ospedale al Mare veneziano.

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Cagnaccio di San Pietro
Gioco di colori, 1940-41
Olio su faesite, cm 41,5 x 56,8
Collezione privata

Esponente di spicco del Realismo magico, Cagnaccio si avvicina all’arte nordica, alla Nuova Oggettività, è, come dice Biagi, il più oggettivo dei realisti magici.
Perché predilige i soggetti popolari e vi è una partecipazione empatica a questa rappresentazione.
Anche quando l’intento è quello di fustigare come nel caso di Primo denaro, il denaro guadagnato con la prostituzione,

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Cagnaccio di San Pietro
Primo denaro, 1928
Olio su tavola, cm 59,5 x 79,5
Collezione privata

O di rendere visibile la fatica

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013_1963_04

Cagnaccio di San Pietro
L’alzana, 1926
Olio su tela, cm 200 x 173
Collezione della Fondazione di Venezia

Empatia, dignità e sobrietà in questo ritratto di operaia

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Cagnaccio di San Pietro
Operaia, 1932
Olio su tavola, cm 56 x 41,5
Collezione privata

E in questo, inedito Ritratto di Giuseppina Dalla Pasqua

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Cagnaccio di San Pietro
Ritratto di Giuseppina Dalla Pasqua, 1938
Olio su tavola, cm 47,5 x 36
Collezione privata

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