A qualche anno di distanza dalle grandi mostre sul Novecento e il Liberty, ai Musei San Domenico di Forlì, un interessante incontro, fino al 18 giugno 2017, con l’”Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia” organizzato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune e curata da Valerio Terraroli.

L’Art Déco, segue cronologicamente il Liberty e ne attinge ai modelli almeno nella fase iniziale, attorno ai primi anni ’20 per poi modificare sostanzialmente forme e significati.

L’esposizione forlivese sottolinea, nelle sue varie sezioni, alcuni dei tratti più significativi di quello che posiamo chiamare più un “gusto” che non un movimento, che in Italia si sviluppa durante gli anni ’20 del secolo scorso e che pur con interessanti esempi nelle arti figurative incontrò il suo apice nelle arti applicate e nell’architettura.

Contributo notevole alla diffusione della cultura déco lo hanno dato le Biennali internazionali di Monza del decennio insieme alle Biennali di Venezia e all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi del 1925, momento di massimo fiorire del periodo, evento da cui viene coniato anche il nome.

La mostra di Forlì, permette attraverso un dialogo costante fra pittura, scultura e arti decorative come la ceramica di capire meglio il linguaggio déco, fatto di eleganza, lusso e materiali preziosi,ritmi sincopati, recupero dei valori classici e attrazione per l’esotico e l’orientalismo.

Nei dipinti primeggia il ritratto, quasi sempre femminile, qui Wally Toscanini di Alberto Matini

Alberto Martini: Ritratto di Wally Toscanini, 1925, pastello su carta, collezione privata

in ambienti ricchi

Felice Casorati: Raja, 1924-25, tempera su tavola, collezione privata

e di profumo esotico

Mario Cavaglieri: Piccola russa, 1919-20, olio su tela, collezione privata

Accanto alle straordinarie sculture di Adolf Wildt, Ivan Mestrovic, Arturo Martini, Libero Andreotti e Domenico Rambelli ci sono le belle ceramiche di Guido Andlovitz e Gio Ponti

Gio Ponti: La conversazione classica,1925, maiolica Sesto Fiorentino, Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia

gli arazzi di Depero e i bozzetti di Galileo Chini per le Terme di Salsomaggiore, oggetti decorativi

Demetre Chiparus; Danzatori con abiti orientali e cembali, 1920-1930, bronzo e marmi,collezione privata

e progetti di arredi per mezzi di trasporto, argenti e gioielli.

Una piccola sezione è dedicata agli arredi del Vittoriale, la dimora di D’Annunzio e possiamo ammirare anche le linee sinuose della sua Isotta Fraschini blu.

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