L’ultima settimana per visitare la Biennale d’Arte di Venezia.

L’edizione 57 dell’Esposizione Intenazionale d’Arte, intitolata Viva Arte Viva, dedicata all’umanesimo ha riunito a Venezia negli spazi dell’Arsenale e dei Giardini , opere di 120 artisti da 51 paesi, la maggior parte di loro partecipanti per la prima volta all’evento.

Esperienza sensoriale coinvolgente, che è riuscita nell’intento di esprimere a pieno i proponimenti della curatrice Christine Macel, che desiderava creare “una Biennale con gli artisti, degli artisti e per gli artisti, sulle forme che essi propongono, gli interrogativi che pongono, le pratiche che sviluppano”.

La biennale che non è una semplice mostra ma un punto di incontro e di dialogo, è, come precisa il suo presidente Paolo Baratta un “luogo di ricerca” , un “luogo che ha come metodo e quasi come ragion d’essere, il libero dialogo tra artisti e tra questi e il pubblico”.

Installazioni, dipinti, sculture, opere multimediali formano un percorso denso di significati, punti di riflessione, interazioni che si sviluppa lungo i nove Padiglioni o per meglio dire Trans padiglioni in quanto transnazionali.

Uno scorrere fluido come un racconto, come i capitoli di un libro il cui incipit è il Padiglione degli Artisti e dei Libri nello spazio centrale ai Giardini, dove ci si interroga sul modo di fare l’artista, come e dove creare e sicuramente di forte impatto è l’ingresso, la sala Chini dove un’artista Dawn Kasper ha trasferito per il periodo della biennale, il proprio atelier.

C’è anche la proposta di un nuovo modello di atelier, condiviso e luogo di lavoro collettivo nel progetto “Green light- An artistic workshop ” di Olafur Eliasson.

Riflessione sullo spazio comune , sul collettivo ma anche sulla ripetitività e la modularità, tanto sentita dagli artisti contemporanei nelle opere, de comporre e scomporre, di Franz Erhard Walther premiato con il Leone d’Oro per il miglior artista della mostra.

Bellissimo il padiglione delle Tradizioni che mette a confronto storie diverse e evoluzioni diverse. Da Michele Cacciofera

Michele Cacciofera, “Janas code”,2016-2017, Installazione con tecnica mista

con i misteri delle Domus Janas neolitiche in Sardegna al recupero e trasformazioni dei vasi di ceramica coreani “Traslated Vases” di Yee Sookyung.

Yee Sookyung, Traslated Vases_Nine Dragons in Wonderland, 2017, scultura

E alla tradizione si richiamano anche le opere di Sheila Hicks, allieva di Josef Albers che da sempre usa l’arte tessile come forma di espressione e che propone a Venezia uno straordinario paesaggio fatto di fibre colorate.

Sheila Hicks,”Scalata al di là dei terreni cromatici, 2016-2017, tecnica mista, fibre naturali e sintetiche

Liu Jianhua trasforma la porcellana tradizionale cinese in un gioco di luci e di sensazioni nello “Square” un immenso spazio fatto di lucide mattonelle nere sormontate da gocce dorate dalle sembianze liquide.

Liu Jianhua, “Square”, 2014, Porcelain

E per finire, uno degli artisti che mi ha più colpito: John Latham. Il suo rapporto complicato e controverso lascia spazio a interpretazioni di senso opposto.

John Latham, Untitled: No5 of 11, 1992, gesso, frammenti di libri

Da un lato formalmente si potrebbe interpretare la sua opera come un rogo di libri vietati, dall’altro contestando la “verità” assoluta dei libri imposti si diventa più liberi.

Una bella Biennale…non ci resta che attendere la prossima.

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