Entra a fare parte delle collezioni cinquecentesche delle Gallerie degli Uffizi un importante dipinto: Elia nel deserto di Daniele da Volterra (1509-1566),al secolo Daniele Ricciarelli,  collaboratore e amico di Michelangelo.

Databile tra il 1543 e il 1547, la tela fu menzionata da Benedetto Falconcini nell’Elogio del pittore in casa dei suoi discendenti Ricciarelli a Volterra nel 1772, da dove passò per via ereditaria nella collezione senese dei conti Pannocchieschi d’Elci. E’ da questi ultimi che le Gallerie lo hanno acquistato.

Considerato uno dei lavori più significativi dell’artista l’opera è stata esposta nella mostra monografica Daniele da Volterra, amico di Michelangelo a Casa Buonarroti, curata da Vittoria Romani (30 settembre 2003 – 12 gennaio 2004), poi nel 2017 nella Daniele da Volterra: I dipinti d’Elci, a cura di Barbara Agosti e Vittoria Romani, alla Galleria Nazionale d’arte antica di Palazzo Corsini a Roma (16 febbraio – 7 maggio 2017), e da poco a Forlì,all’esposizione L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio, a cura di Antonio Paolucci e Gianfranco Brunelli (10 febbraio – 17 giungo 2018).

Sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt :Con la nuova sala di Michelangelo da poco inaugurata, il tempismo dell’acquisto del capolavoro di Daniele da Volterra non potrebbe essere migliore. Infatti, nei nuovi spazi dedicati alla pittura del Cinquecento, che in questo momento stiamo preparando, l’Elia nel deserto avrà un posto d’onore accanto alla Strage degli Innocenti (1557) già ab antiquo nelle collezioni medicee, anch’esso una rarità tra i dipinti su tavola o tela pervenutici – meno di dieci – della mano del maestro, amico carissimo di Michelangelo, la cui gravitas scultorea egli interpreta in maniera esemplare.”


Daniele da Volterra, Elia nel deserto, 1543-47, olio su tela, cm 81×115,foto Civita

In effetti l’opera dispiega importanti forme di chiara estrazione michelangiolesca per illustrare una

scena raramente illustrata: il profeta che medita sul pane portatogli dal corvo e sulla brocca di vino. Sono prefigurazioni eucaristiche che qualificano l’opera come anticipatrici delle pittura della Controriforma.

L’acquisto, aggiunge una nuovo tassello fondamentale nella conoscenza e la ricostruzione del percorso cronologico dell’arte italiana nelle collezioni del museo fiorentino.

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