Dopo Bronzino e Pontormo e Rosso va in scena a Palazzo Strozzi l’ultimo atto della trilogia sulla “maniera”, la mostra intitolata “Il Cinquecento a Firenze, maniera moderna e controriforma. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”

Una degna chiusura di un ciclo di mostre a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali che raccoglie 75 opere di 41 artisti in un percorso cronologico e tematico del Cinquecento fiorentino.

Tra i capolavori presenti ben 17, 10 pale sono stati restauranti in occasione dell’esposizione.

Nelle prime due sale/sezioni si ritrova un legame stretto con le due “tappe” precedenti. La prima parla dei “maestri” cioè quei artisti come Andrea del Sarto e Michelangelo che hanno rappresentato un modello per le generazioni a seguire. Qui potete vedere una delle opere fondamentali La pietà di Luco di Andrea del Sarto.

Andrea del Sarto (Andrea d’Agnolo; Firenze 1486-1530) Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco) 15231524, olio su tavola, cm 238,5 x 198,5. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 58

La seconda, incentrata sull’arte prima del 1550 mette a confronto, unico e straordinario, le tre famose Deposizioni : la Deposizione dalla croce di Volterra del Rosso Fiorentino (1521), la Deposizione di Santa Felicita del Pontormo (1525-1528) e il Cristo deposto di Besançon del Bronzino (1543-1545 circa).

Bronzino (Agnolo di Cosimo; Firenze 1503-1572) Cristo deposto 1543-1545 circa, olio su tavola, cm 268 x 173. Besançon, Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie, inv. D.799.1.29

L’influenza dei Medici, delle loro idee e le loro predilezioni, ebbe un peso non indifferente sul mondo fiorentino artistico o non. Cosimo de Medici fu un fervente sostenitore della controriforma e i dettami della Chiesa sul rinnovamento architettonico si riflettono nelle opere della terza sala. Qui la Crocifissione della Chiesa del Carmine del Vasari, mirabile esempio.

Giorgio Vasari, Crocifissione, 1560-1563, olio su tavola, cm 450 x 248. Firenze, Chiesa di Santa Maria del Carmine

Ancora a un Medici, questa volta Francesco I e il suo Studiolo, che influenza gli artisti coevi nelle loro scelte tematiche e stilistiche è il protagonista della quinta sala. L’ideazione dello Studiolo del Palazzo Vecchio, creato su progetto del Vasari fra il 1570-1575 ruota attorno al rapporto fra “Natura e Arte” e in mostra ci sono alcuni dei pittori aderenti alla sua decorazione, che affrontano tematiche profane.

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Giovanni Maria Butteri, Il Tempo / Crono,1582-1585, olio su tavola, cm 81 x 109. Collezione privata

E sono loro, i pittori dello Studiolo, a lavorare molto nella ritrattistica, con stili diversi certo ma che permettono di capire ruoli e importanza dei vari personaggi. Nella quarta sala ci sono alcuni notevoli esempi di rappresentanti delle grandi famiglie fiorentine.

Santi di Tito, Ritratto di Guido Guardi con i figli, 1564/68-1570/80, olio su tavola, cm 98,4 x 75. Collezione privata

L’arte a soggetto profano, questa volta allegorie e miti, è protagonista nella sesta sezione. E’ curioso notare che i soliti artisti, così rigorosi a segire le regole della controriforma nel trattare soggetti religiosi diventano molto più liberi nel trattare il repertorio mitologico e allegorico, trasformandolo spesso in opere con un significato politico.

Federico Zuccari, Porta Virtutis, post 1581 (1585?), olio su tela, cm 159 x 112. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

Conclude la mostra, e il secolo, la parte legata all’avvio verso il Seicento con uno sguardo verso il futuro, aperto alle novità espressive e ai nuovi naturalismi come per esempi in Alessandro Allori.

Alessandro Allori, Miracoli di san Fiacre, 1596 circa, olio su tela, cm 404,5 x 293,5. Firenze, Basilica di Santo Spirito

Palazzo Strozzi offre anche questa volta la possibilità di ammirare opere magnifiche perfettamente contestualizzate, l’occasione per capire meglio quello che ha rappresentato per l’arte fiorentina quel secolo straordinario che è stato il Cinquecento.

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