Il Museo Stefano Bardini con i suoi ambienti caldi e ospitali è la cornice ideale per esposizioni di artisti contemporanei che pur nella loro assoluta modernità e originalità si richiamano a tradizioni passate. Dopo le grandi retrospettive monografiche di John Currin e Glenn Brown, dal 26 gennaio al 25 marzo ospita Senza Data, mostra personale di Luca Pignatelli (Milano, 1962) curata di Sergio Risaliti e promossa dal Comune di Firenze in collaborazione con la Galleria Poggiali di Firenze con l’organizzazione affidata a MUS.E.


Luca Pignatelli, Persepoli, 2017, tecnica mista su tappeto persiano, cm 396 x 313

Come accaduto nelle precedenti mostre le opere di Pignatelli dialogano con la collezione antiquaria appartenuta al grande mercante e collezionista fiorentino Stefano Bardini attivo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.


Luca Pignatelli, Afrodite, 2018, tecnica mista su carta, cm 31×43, 
                           Eroe, 2018, tecnica mista su carta, cm 31×43

 

Dice l’artista:”La mia ricerca degli ultimi anni è un ripensare che cos’è il tempo rispetto all’immagine, ai quadri. Io credo che oggi sia importante collocare l’immagine al centro di una riflessione sulla memoria e il museo Bardini è un simbolo nel mondo di cosa significhi una raccolta capace di rappresentare una stratificazione di tempi ma anche di culture.”

Lavori realizzati su telone ferroviario, legno, carta e lamiera, assieme a grandi dipinti realizzati su tappeti persiani di inizio novecento che pur essendo di di grande impatto si integrano armonicamente ai reperti. Sono ‘teste’ di età greca o romana spesso con gli occhi chiusi, prese nell’infinito mondo misterioso delle grandi emozioni.

Luca Pignatelli,Persepoli, 2018, tecnica mista su tappeto persiano, cm 345 x 232

                           Persepoli, 2018, tecnica mista su tappeto persiano, cm 356 x 266

Come sottolinea il direttore artistico del Museo Novecento, Sergio Risaliti, curatore della mostra

“Con le opere di Luca Pignatelli accade che tempo storico e tempo dell’arte risorgono allo sguardo come tempo presente, una stratificazione di memorie che lasciano emergere un sentimento di eternità incolmabile che tuttavia si riproduce ogni volta con l’apparizione-appropriazione di forme e proporzioni classiche: una statua intera, un busto, un’architettura, un frammento Il Museo Bardini è il luogo ideale per questo tipo di rivelazione che è esperienza di bellezza e di temporalità allo stesso tempo, nello stesso momento. E questa mostra è anche un passo avanti nella ridefinizione dell’identità e funzione del Museo Novecento, dislocato oltre la sua sede originale”.

Una mostra incantata da vedere e rivedere per respirare a pieno l’atmosfera sognante di un tempio antico e moderno insieme, di un luogo dove il tempo diventa una variabile nuova e sconosciuta, tutta da esplorare.

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