Quest’estate l’arte di Firenze sarà anche contemporanea. In concomitanza con la Biennale veneziana che risveglia interessi collettivi verso il presente e le sue espressioni, Firenze propone in una mostra policentrica curata da Sergio Risaliti, dal 2 giugno al 1 ottobre, la sua visione dell’oggi nell’arte in Italia.

Intitolata “Ytalia” dal iscrizione di Cimabue sulla rappresentazione di una città, quasi sicuramente Roma, in una delle volte della Basilica Superiore di Assisi, l’esposizione si pone come obiettivo alto la trasformazione del centro storico fiorentino e dei suoi musei in un vero museo contemporaneo diffuso, mettendo a confronto ambiente e storia in un dialogo aperto fra l’arte del passato e del presente.

Promossa dal Comune di Firenze con l’organizzazione di Mus.e e la collaborazione delle Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e del Museo Marino Marini la mostra con circa un centinaio di opere di 12 artisti, italiani di nascita o d’adozione, di statura internazionale, si svolge in alcuni dei poli artisti più significativi di Firenze.

Al Forte Belvedere, popolato di installazioni sia all’interno che all’esterno, trovano posto quelle di Remo Salvadori, Luciano Fabro, Nunzio, Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Giovanni Anselmo, Gino di Dominicis, magnifica la sua “Calamita cosmica”sul lato nord che guarda verso la città,

Gino de Dominicis, Calamita cosmica, fine anni 80, Ferro, polistirolo, gesso, vetroresina, vernice sintetica, Courtesy Fondazione Casa di Risparmio di Foligno

Domenico Bianchi e Alighero Boetti.

Alighero Boetti, Autoritratto, 1993-1995, Bronzo, 5/7Courtesy Giordano Boetti

Opere di Jannis Kounellis e Giulio Paolini sono esposte al Palazzo Vecchio e nella Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi, di Mario Merz al Museo del Novecento e alla Galleria d’Arte Moderna di Pitti, Mimmo Paladino ai Giardini di Boboli e insieme a Nunzio al Museo Marino Marini.

Il Complesso monumentale di Santa Croce ospita Merz, Anselmo, Fabro e Bagnoli e la Galleria Palatina Fabro, Paolini, Boetti e Domenico Bianchi.

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